domenica 17 febbraio 2008

L'occasione del Partito Democratico

Sembra incredibile, ma la nascita del PD potrebbe essere l’inizio di una potente rivoluzione. Il fatto che coincida con questo particolare momento della vita politica del paese (o che ne sia figlio), crea condizioni davvero uniche. La politica è sotto assedio, gli apparati sono destabilizzati, il sistema è instabile, si aprono porte che sono state chiuse a lungo, troppo a lungo.

Così nelle sedi locali del partito, durante il processo di costituzione, si stanno affacciando sulla scena persone assolutamente improbabili. Gente che nel calderone sporco e puzzolente della politica italiana non aveva nessuna intenzione di infilarcisi, ma che si rende conto che ora l’ultima spiaggia, è l’impegno personale.

Persone che pensano che l’unica cosa rimasta da fare sia andare a sporcarsi le mani per rimettere a posto le cose. Sono quelli a cui faccio appello e per i quali scrivo questa specie di manuale del rivoluzionario dolce. Ai quali cerco di fornire qualche efficace arma da utilizzare sul campo.

Il PD rappresenta ora una breccia aperta, un punto debole del sistema che permette di entrare all’interno e cominciare a scatenare la tempesta di circuiti virtuosi che auspico.

Facciamolo.

Nel piccolo comune in cui abito stanno succedendo cose impensabili fino a poche settimane fa. Un gruppo di persone “pulite” ha preso il “controllo” della sezione locale del PD, introducendo regole nuove nella gestione politica (trasparenza di tutti gli atti, reali possibilità di partecipazione, primarie interne per scegliere i candidati da presentare alle elezioni amministrative, ecc.).

Il vecchio apparato, ovviamente, fa resistenza, ma l’onda nuova sembra al momento infinitamente più potente e coesa. La cosa bella però, è che un movimento di base come questo, dà la forza alla parte “buona” dei vecchi apparati di riemergere e contribuire al cambiamento. Insomma, tanto per cambiare, qui comincia un circuito virtuoso.

È un buon momento, è un momento speciale e non dobbiamo sprecarlo perché, entro pochi mesi, gran parte di questa energia potrebbe essersi dissipata. È un buon momento e il PD potrebbe essere una buona piattaforma operativa.

Io sono di sinistra. l mio essere di sinistra si può descrivere parafrasando Giorgio Gaber: sono di sinistra perché riesco a essere vivo e felice solo se lo sono anche gli altri.

In questo momento però non mi interessa la storia dei soggetti politici che hanno formato il PD (perché potremmo parlare per ore delle cose belle e delle porcherie che si portano dietro), mi interessa quello che si può fare da ora in avanti con una forza politica di questo tipo. E dovrebbe interessare anche alle altre persone di buon senso che hanno orientamenti politici diversi dal mio. Il PD è un’occasione di riforma anche per loro, perché il suo muoversi in modo nuovo potrebbe costringere gli altri a seguire (sta già succedendo con la campagna elettorale). Gli esempi positivi potrebbero propagarsi e dare la forza alla parte più sana della società di reagire e agire.

Insomma, cogliamo l’attimo, conviene a tutti.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

nella mia piccola città di provincia le cose iniziano, in qualche modo, a muoversi. c'è partecipazione divertita, l'ho visto sabato andando a votare per le primariette della circoscrizione e del comitato provinciale, c'è gente che si candida con buone intenzioni e persone che vanno a votare come fosse una festa. il mio iniziale pessimismo si sta trasformando in quieto ottimismo.
ho addirittura avuto una mezza proposta a candidarmi alle comunali, ma ho declinato, per ora, considerando un prossimo trasferimento nella capitale.
se le cose van fatte, van fatte bene...
pas

sembraincredibile ha detto...

Sta succedendo un po' ovunque, l'impotante è coglierlo per quello che è. Quindi, se puoi, partecipa...

Anonimo ha detto...

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

sembraincredibile ha detto...

Sì, parafrasavo questo.

Anonimo ha detto...

Aspettavo il PD da quando da ragazzo non riuscivo ad avvicinarmi a nessun partito senza sentirmi in obbligo di sentirmi chiamare Comunista, Socialista, Socialdemocratico, Democristiano, etcc. Non mi interessava anche perchè avrebbe significato connotarmi PARTITICAMENTE e non politicamente. Ho 47 anni e sono sempre stato di sinistra ma non me la sono mai sentita di avvicinarmi a quello che ai miei occhi rappresentava solo un APPARATO e non una idea o modo di vedere le cose. Naturalmente non essendo un ingenuo non mi faccio illusioni che tra le persone che compongono il PD non ci siano anche quelle che continuano a ragionare secondo vecchie logiche, ovvero applicando un atteggiamento di opportunità personale piuttosto che di servizio verso la comunità. Però cose che non erano mai accadute hanno cominciato a germogliare e questo sta, forse, portando un entusiasmo che percepisco autentico. Comincerò anche io a dare il mio contributo di cittadino, sperando sempre che questa brezza che sto percependo gradevole non la debba mai rinnegare ammettendo di essermi sbagliato. Per ora voglio crederci anche io, anche perchè definirmi DEMOCRATICO mi fa sentire bene, ora.

sembraincredibile ha detto...

Sì, credo che questo sia lo spirito giusto, sta succedendo davvero qualcosa, convinciamocene e rendiamo il processo irreversibile infilandoci nel meccanismo, ogni nuovo contributo riduce il rischio che il fuoco si spenga.

Anonimo ha detto...

secondo me questa è davvero la strada giusta per americanizzare definitivamente anche la politica interna dell'italia, dopo averlo già fatto in numerosi campi (la politica estera giusto per citanre uno non proprio irrilevante). io personalmente lo trovo un po cannibale ma almeno sarà contento il venerabile licio gelli nel vedere che il suo progetto viene portato a compimento proprio dagli ex compagni!!!

sembraincredibile ha detto...

Hai ragione, il rischio c'è e sinceramente la prospettiva non entusiasma nemmeno me. Però qui bisogna fare un'analisi più attenta. Non è il PD, è l'occasione che rappresenta che va colta. Il PD è una pota aperta in un muraglione fin'ora impenetrabile, si può entrare e cambiare tantissime cose dal basso. Se non proviamo, poi non avremo neppure il diritto di lamentarci.

Matteo ha detto...

Se si permette alla gente di partecipare, se le si fa capire che quello che dice o fa viene ascoltato, allora la gente partecipa con entusiasmo.
Le persone vogliono la possibilità di fare qualcosa, se non le interpelli e poi chiedi loro il voto, si comprende il loro menefreghismo.
La penso esattamente come molti di voi: se non proviamo poi non ci possiamo nemmeno lamentare.
Per questo io ho provato: sono nuovo di politica, ma sono stato eletto segretario di circolo del PD del mio piccolissimo comune e di quello vicino; anche i componenti del direttivo sono tutti nuovi.
Dobbiamo cogliere al volo queste opportunità di cambiamento, perchè non si presentano tutti i giorni!
Dobbiamo mettere in campo le nostre idee per gli altri che lavorano come noi e non pensare di averne il copyright! Ma penso che ciò sia già il motivo trainante di questo blog.
Se nelle alte sfere hanno voluto che questo accadesse, forse hanno capito che il sistema doveva essere aggiornato perchè c'erano troppi bugs...
Penso sia impossibile (o almeno alquanto difficile e dispendioso) cambiare il sistema, ma aggiornarlo e renderlo al passo con la modernità e con la società è molto più attuabile e, penso, potrà dare risultati migliori.
un saluto a tutti
Matteo