lunedì 18 febbraio 2008

L'etica e il suo circuito virtuoso

Sembra incredibile, ma l'uomo è il più violento animale del pianeta. Abbiamo visto tutti abbastanza documentari di Piero Angela per sapere che non c'è altra specie così intenta all'uccisione dei propri membri per risolvere i propri problemi territoriali, di approvvigionamento delle risorse e sessuali.

Consapevole della propria brutalità, il genere umano ha cominciato a darsi regole e leggi, a costruire sistemi di valori che rendessero possibile la vita sociale. Si è arrivati così alla carta dei diritti dell'uomo (ci sono voluti circa 200.000 anni) e ancora oggi siamo qui a discutere di pena di morte, di guerra e di tortura e atrocità varie.

Una struttura etica condivisa e rispettata è comunque alla base di ogni sistema sociale. Ci devono essere muri e steccati che non si possono superare perché è chiaro che farlo mette in serio pericolo l'intera comunità.

Il nostro paese non ha più una struttura etica su cui basarsi, è stata fatta a pezzi dall'atteggiamento della classe politica, dall'inadeguatezza del sistema formativo, dall'inconsistenza delle istituzioni, dalla mancanza di credibilità di chi dovrebbe dare il "buon esempio". Il berlusconismo ha dato il colpo di grazia, facendo dell'assenza di eticità un valore da esibire con orgoglio (più precisamente hanno affermato la bontà dell'etica su misura: chi ha il potere fa quel che gli pare e poi sostiene che è giusto).

I danni prodotti sono incalcolabili. Senza una struttura etica la società non funziona, perché nessuno può più fidarsi di nessuno. Le leggi non servono più a nulla se nessuno si sente in dovere di rispettarle.

Ricordo una frase in un post di Daniele Luttazzi a proposito delle proposte di legge di Beppe Grillo: "L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana". La trovo assolutamente illuminante.

La prima missione della politica è quella di elevare lo stato umano e promuovere il bene collettivo. Servono esempi limpidi da seguire, bisogna affermare con forza valori come coerenza, sincerità, trasparenza, lealtà. Serve un "codice d'onore" che faccia da fondamenta del nostro essere comunità. Senza questo tutto il resto traballa o, peggio, crolla.

Per contro, una buona struttura etica è uno straordinario attivatore di circuiti virtuosi perché genera fiducia e voglia di fare.

L'etica semplifica, perché dove le regole di base sono ampiamente rispettate e condivise servono meno leggi, si può lasciare più libertà agli individui contando sul senso di responsabilità di ognuno. La semplificazione libera risorse e le risorse permettono di alimentare altri circoli virtuosi (il meccanismo l'avete già capito immagino).

Non sto raccontando del paese dei balocchi. Molti stati europei possono permettersi sistemi legislativi più semplici del nostro semplicemente perché possono fidarsi maggiormente del rispetto delle regole di base della convivenza civile (non importa nemmeno scomodare i civilissimi paesi scandinavi, basta guardare Francia, Germania o Inghilterra).

Non sto nemmeno parlando di cose astratte e idealistiche. Il mercato ha già rilevato da tempo l'importanza di questi fattori. Oggi per valutare il valore di un'azienda si verifica anche il bilancio etico dell'azienda stessa e il cosiddetto "capitale intangibile". Perché le performance di un'impresa dipendono molto dalla motivazione delle persone che la compongono, dalla loro correttezza e affidabilità, dal senso di responsabilità dei singoli. Tutto questo sposta il valore della compagnia sui mercati azionari e produce effetti reali e tangibili sul fatturato.

La ricetta, infondo, è semplice. Abbiamo un'ottima carta costituzionale, basterebbe usare quella e un po' di buon senso. Non c'è niente da inventare.

2 commenti:

AnimaInquieta ha detto...

non credo che gli italiani abbiano molta dimestichezza con la nostra carta costituzionale, altrimenti avrebbero reagito diversamente allo scempio della nostra costituzione fatto da chi ci governa...

sembraincredibile ha detto...

concordo, ma sembra che ora stiano cominciando a reagire, forse è la volta buona che cresciamo e diventiamo un paese adulto...