venerdì 2 maggio 2008

La paura che uccide il futuro

Forse sembra incredibile, ma io ho paura.

SIAMO IN UNA SITUAZIONE PERICOLOSA

Credo che non occorra ricordare la profondità della crisi che stiamo vivendo e i pericoli potenziali che vi si annidano. Non parlo solo dell'Italia, ma di tutto il mondo. Sta finendo un epoca, un modo di governare i popoli, un modello di sviluppo, un sistema di equilibri e di ideologie e non sappiamo bene dove andare.

Abbiamo modificato l'ecosistema così profondamente da produrre cambiamenti climatici di cui ancora non conosciamo le conseguenze. L'inquinamento sta diventando una delle prime cause di morte nei paesi industrializzati (forse lo è già). Il modello di mercato che stiamo applicando non ha futuro, lo sanno tutti gli economisti e le persone di buon senso, semplicemente non bastano le risorse del pianeta.

Non possiamo più tenere la maggior parte degli esseri umani della terra in condizioni di tragica deprivazione, il "terzo mondo" ha cominciato a svilupparsi, ma in realtà sappiamo bene che non possiamo permettercelo se seguiranno i nostri modelli attuali.

Per non parlare della crisi economica mondiale che ha appena attraversato i cinque continenti e dalla quale non si sa ancora bene come uscire.

In questo bel quadretto generale l'Italia se ne stà piantata in venti metri di fango puzzolente. Un pantano generato dalla valanga di logiche scellerate che noi stessi abbiamo prodotto accettando politici incapaci e corrotti, un sistema di clientele devastante, una profondo impoverimento culturale e mille altre porcherie che, sembrava, facessero comodo.

Quindi io ho paura.

MA SONO OTTIMISTA E STANCO DELLE DENUNCE

Oggi chi vuole rendersi conto delle cose ha già tutti i mezzi per farlo. Credo che non siamo più nella fase in cui bisogna capire quali sono i problemi, siamo in quella in cui bisogna cominciare a risolverli.

Invece in tanti hanno capito che ora la denuncia fa audience, vende. Così continuano a pestare sul pedale della paura e dell'angoscia alimentando alcuni spaventosi circuiti viziosi. Chi si occupa di comunicazione sa bene che quando si invia un messaggio molto violento ci sono due principali tipi di reazioni: qualcuno incassa, molti schivano.

Nella situazione attuale, tutti quelli che incassano sono quelli già sensibilizzati al problema, quelli che hanno una capacità critica sufficiente a interiorizzare i problemi. Queste persone (voi che mi leggete ne fate parte) sono quelle che pian piano vengono schiacciate dal peso di tutta questa denuncia. Sono persone in cui crescono paura, angoscia e senso di impotenza.

Gli altri schivano, rimuovono (come dicono gli psicologi) e fanno semplicemente finta che il problema non esista.

Ma se hai paura del futuro tieni la testa bassa sul presente e perdi la capacità di costruirlo un futuro.

Io non ci sto. Io voglio immaginare il futuro, voglio pensare alle cose da cambiare e paradossalmente proprio la profondità di questa crisi - sembra incredibile ma è così - ci mette nelle condizioni di agire con inaspettata energia. Ci sono milioni di persone pronte a dire basta e a "fare bene".

Ecco perché vi racconto di tutto quello che c'è di buono. Perché in questo clima tendiamo a dimenticare tutte le cose meravigliose che già abbiamo e non riusciamo a vedere quante altre cose bellissime potrebbero essere fatte proprio a partire da questa dannata situazione.

Insomma, non scambiate mai il mio ottimismo per leggerezza.
Il mio ottimismo è un'arma.

1 commento:

Daria & Marco ha detto...

Siamo paralizzati?
Dalle elezioni ad oggi ho visto due fasi, che ho vissuto anche io, la prima di reazione la seconda di ignavia. Siamo fermi, statici, bloccati, disinteressati, per niente combattivi. Almeno, non su internet. Dopo due mesi di passione elettorale la bolla d'interesse si sgonfia. Ed oggi siamo ai problemi di tutti i giorni. Non ragioniamo sui massimi sistemi, non ci coordiniamo più come un piccolo gruppo di rivoluzionari dolci... Torniamo a rintanarci nelle case per paura del tiranno, come sudditi un po' ribelli che quando cambia il vento devono guardarsi le spalle da chi cambia sponda con il vincitore. Nella vita di tutti i giorni mi capita sempre più spesso che mi diano dell'estremista. Il segnale non è affatto positivo anche se per fortuna in tanti sono affascinati dal nostro stile di vita. E' però un processo lento... i concetti non sono semplici e ci vuole un po' di tempo per non parlare del tempo.

A questo punto vengo al nocciolo. Non ti fermare Sembraincredibile, abbiamo bisogno di sorregerci l'uno con l'altro e trovare il modo di coinvolgere. Il tuo ottimismo è stato fondamentale per me e per altri. E' vero è un'arma potente.

Lascia che alcuni si preoccupino di fare informazione, probabilmente solo il 30% degli italiani ha un idea seppur vaga di ciò che ci attende. Schivare comunque vuole dire sapere da che parte arriva il colpo. Quindi ben venga la demagogia, ben vengano i servizi "mattone" che tanto il giorno dopo non cambia niente. Intanto ci sono ed è molto meglio di nulla. E la gente anche se schiva in parte incassa pure.

Poi c'è uno sparutissimo gruppo che sogna il futuro. A dir molto l'1% degli elettori. Che non sarà mai forza elettorale che non sarà mai forza di governo. Ma che essendo una piccola comunità abbastanza compatta e solidale è in grado di influenzare i valori delle persone adiacenti, senza ne forma ne colore. E' questo sparutissimo gruppo di sognatori che ha, nella sua storia, consentito di migliorare il mondo.

Ricordiamoci che quelli che oggi non sopportano che le mussulmane siano completamente vestite erano quelli che non approvavano le gambe nude qualche anno fa... ed oggi rischiano di essere i più forti sostenitori del topless come segno di libertà...

Il mondo è strano, i conservatori poi ancora di più. Ma noi, gli estremisti, siamo i più folli di tutti perché abbiamo sogni che si realizzano. E siamo pure impazienti di realizzarli!!

Quindi sorridi, armi in pugno, e cambiamo il mondo come siamo abituati a fare. Pochi. Pazzi. Naif. Ma che hanno bellissimi sogni da realizzare. E questi non ce li toglieranno mai.

Ciao
M.