Sembra incredibile, ma credo di avere deciso. Penso di essere riuscito a individuare gli ingredienti della mia ricetta per la rivoluzione dolce.
Vi dico la verità, ci sono milioni di aspetti di dettaglio che non mi sono chiari, ma credo di avere messo insieme gli elementi fondanti del progetto. Scusate se la prendo un po' alla larga, ma ho capito che è l'unico modo sensato di affrontare la cosa.
Scrivo qui tutto quanto così come mi ronza nella testa in questo momento, quindi state praticamente assistendo in diretta al borbottio del mio cervello.
Considerate anche che quasi tutte le cose che dico non sono originali, ho solo messo assieme tante belle idee che sono in circolazione nel mondo, vi risparmio le citazioni delle teorie o dei testi per semplicità di esposizione.
LA CHIAVE DI LETTURA
Il mondo è nei guai. C'è stato un momento nella storia in cui non lo era? Non credo. Per contro oggi abbiamo tutti gli strumenti necessari a individuare e comprendere i problemi che ci affliggono e le capacità per risolverli uno ad uno attraverso processi di cambiamento graduali e pacifici.
L'Italia è nei guai in un mondo che è nei guai (prendiamo nota).
Per affrontare il presente e progettare il futuro è necessaria da oggi una costante visione glocale (dall'inglese global + local), ovvero la capacità di considerare i problemi e le risorse locali nel contesto di un quadro di problemi e risorse globali. Questo modo di ragionare deve diventare uno standard irrinunciabile ed essere applicato anche alle questioni apparentemente più semplici e domestiche.
Infine va sgomberato il campo da un equivoco che è stato alla base degli ultimi secoli dello sviluppo umano, equivoco che impedisce alla politica, al mercato, alle relazioni sociali di orientarsi nella direzione "giusta". La razza umana e il pianeta terra sono un sistema unico e l'unica politica amministrativa possibile di questo sistema è quella dell'equilibrio.
Questo concetto così banale è il principio regolatore del nostro universo e per troppo tempo ci siamo illusi, ecco l'equivoco, che questa regola non ci riguardasse.
LA CURVA DOLCE E LA CRESCITA FELICE
Ci sono tanti modi di affrontare la situazione, quello che mi pare il più promettente è quello della curva dolce che ci conduce al modello della CRESCITA FELICE.
Dobbiamo produrre le condizioni di un cambiamento progressivo e con effetti retroattivi (un grande circuito virtuoso insomma). Dobbiamo immaginare un modello in cui a crescere siano il benessere, la felicità, la libertà, a convivenza civile, i servizi utili, il livello culturale, l'assistenza e anche la ricchezza.
Un futuro desiderabile insomma, in cui tutti possano desiderare di vivere, ma che si avveri attraverso meccanismi che tutelano l'equilibrio del SISTEMA.
Se ci vincoliamo a questo concetto di equilibrio il resto viene da sè. Non si potrà più immaginare il futuro di un solo popolo, di una sola nazione, di un solo comune, di un solo condominio, bisognerà risolvere i problemi locali con un occhio al resto del "mondo".
Per fare tutto questo non è necessario rinunciare alle cose belle e comode che abbiamo conquistato in migliaia di anni di evoluzione, in moltissimi casi basta ripensarle in una chiave diversa, per poi scoprire che dopo questo processo di reinterpretazioni sono addirittura migliori di quelle che già avevamo.
Torno all'esempio delle energie rinnovabili, se installo i pannelli fotovoltaici sul tetto di casa (oggi praticamente me li paga lo stato) posso continuare a godere di tutto in comfort e il progresso fornito dall'elettricità, ma nel frattempo non inquino più, ho alimentato l'economia, ho sollevato il paese dalla sua fame energetica, ho liberato risorse per scopi migliori, ho ridotto i rischi sanitari dovuti alle emissioni, ecc.
Ma si può fare infinitamente di più se ci si ispira a questo modello. Guardate il progetto Real Housing di Hy Brown, che fa capire che si possono costruire case a impatto zero, indipendenti energeticamente e, attenzione, che costano attorno ai 75,000 euro per circa 100 metri quadrati (potrei fare mille altri esempi, ma son sicuro che per fare passare il concetto basti così).
Questo è crescere felici.
Asservire l'immenso potenziale culturale e tecnologico maturato al perseguimento del benessere, al progetto di un futuro che sia per tutti, alla conservazione dell'equilibrio tra uomo e uomo e tra uomo e il sistema a cui appartiene.
In tutto questo il profitto e la ricchezza devono essere un mezzo non più il fine (e non vanno demonizzati come qualcuno è tentato di fare). È una cosa possibile, gli economisti ne discutono da tempo, si stanno studiando nuovi indici per misurare il "valore" delle aziende e degli stati (il PIL e i classici dati di bilancoi si sono ormai rivelati poco tutili).
Più ci penso, più mi sembra semplice.
IL CASO ITALIANO
In Italia c'è un problema in più che si somma a quelli che tutti gli altri paesi devono affrontare: ci siamo fatti a pezzi. Ci siamo autodistrutti per 20 anni trascurando la crescita culturale, la formazione della una classe dirigente, lo sviluppo di un sistema economico sano. Abbiamo creduto solo nel "pochi, sporchi e subito", ceduto alle lusinghe delle clientele e pascolato ognuno nel proprio triste orticello.
Poco male, a tutto c'è rimedio.
Ripartiamo dalle fondamenta: l'etica.
Senza un sistema etico condiviso non si può fare nulla. Qualche giorno fa discutevo di leggi bellissime per cambiare le cose, ma a metà della discussione mi sono reso conto che nessuna legge funziona in un sistema che non crede nelle regole.
E qui mi fermo (per il momento) e lancio un appello.
Come si ricostruisce l'etica di un paese se c'è poco tempo per farlo?
Io ho delle idee, ma vorrei sentire anche le vostre, quindi fatevi vivi.
mercoledì 14 maggio 2008
Crescere felici: la ricetta.
lunedì 12 maggio 2008
Perché puntare sulla sicurezza
Sembra incredibile, ma Berlusconi sa quel che fa. Ecco perché ha incentrato la sua campagna elettorale sul tema della sicurezza.
Stavo dando la mia spiegazione ad alcune persone e queste mi hanno invitato a scriverla anche qui perché, dicono loro, può essere utile a tutti. E io allora procedo diligentemente.
È in realtà molto semplice, il tema della sicurezza è il tipico tema di "percezione collettiva". Il parere delle persone su temi come questi viene pesantemente influenzato dall'ambiente sociale circostante perché l'incidenza reale dei fenomeni ad esso connessi è piuttosto bassa. Non si riesce quindi ad avere esperienze dirette su cui basarsi per prendere una propria posizione e ci si affida a quello che dicono gli altri (amici, mezzi di comunicazione, esperti, ecc.).
Allo stesso tempo la sicurezza è una tematica trasversale (tutti vogliono sentirsi sicuri) rispetto alla quale è difficile rimanere indifferenti (ad esempio tutte le donne hanno paura di essere stuprate, siano di destra o di sinistra, colte o ignoranti, belle o brutte).
Nell'attuale situazione generale di incertezza e paura del futuro la sicurezza diventa perciò un ottimo tema sul quale canalizzare tensioni, malumori e aspettative, soprattutto se possiedi 3 televisioni e molti giornali.
Basta bombardare il pubblico con messaggi a raffica, facendo scalette dei telegiornali ai confini dell'assurdo come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi. Facendo diventare "notizia" anche il più banale incidente accaduto nella più banale delle periferie, trasformando in "problemi di sicurezza" anche i comuni incidenti stradali.
Si continua a dare copertura ai processi spettacolo anche quando non c'è nemmeno la parvenza di una nuova notizia da dare, si mischiano i delitti di mafia con gli episodi di bullismo, si manda lo scippo prima della politica estera, ecc.
Dopo un mesetto di questo bombardamento, state pur certi che la gente si sentirà insicura e impaurita, anche se le statistiche dicono che i reati violenti sono in calo e che anche la piccola criminalità non è aumentata in modo sensibile.
A questo punto si cavalca l'onda dicendo "Noi vi salveremo", si va al governo (non hanno vinto solo per questo però), si fa passare qualche tempo, si dice ai giornali di smetterla e si fa notare che le cose stanno migliorando facendo bella figura.
Fare la stessa cosa con il potere di acquisto degli stipendi (l'altro grande tema caldo prima delle elezioni) era impossibile perché ognuno ha una capacità di riscontro personale sulla tematica (la propria busta paga) e i giornali non basterebbero a convincerlo di essere diventato più ricco.
Insomma, se meditavate l'acquisto di una pistola per difendervi dalla criminalità, aspettate qualche mese, vedrete che presto "andrà meglio".
domenica 11 maggio 2008
Oltre l'incredibile
Sembra incredibile, ma le cose si muovono così in fretta e in modo così sorprendente che ho smesso di scrivere per manifesta impreparazione.
Insomma, io mi ero preparato a una lunga lotta per ottenere piccoli risultati. Ora succede che la lotta l'ho appena iniziata, ma il mondo ha cominciato a cambiare molto più rapidamente di quanto avrei mai potuto immaginare e io non sono pronto.
Vorrei quindi rassicurarvi, non sono stato colto da apatia post elettorale, tutto il contrario, non sto scrivendo perché sto studiando. Mi sto confrontando nel mondo reale con problemi reali, incontrando persone, raccogliendo esperienze e cercando in giro ispirazione per produrre risposte sensate.
Forse perché mi sono ritrovato in una situazione "ambientale" estremamente favorevole, ho istantaneamente realizzato che gran parte di noi, di coloro che credono in un cambiamento di modello, si sono concentrati e allenati a fronteggiare la fiera resistenza del mondo. Ci siamo imbottiti le spalle per sfondare porte su porte, ma che succede se le porte le trovi aperte (come sta succedendo a me)?
Che succede se ti dicono: "bene eccoti la bacchetta magica, come lo facciamo questo futuro?"
Che succede se intanto intorno tutto continua a cambiare a velocità vertiginosa? (Perché mentre cerchi di schiarirti le idee il mondo mica sta fermo per farti un piacere).
Qualche esempio?
Questi qui presentano in pannello solare che trasforma il 37% della luce in elettricità (più del doppio dei rendimenti attuali); Unilever da ragione a Greenpeace sull'olio di palma; i modelli di consumo adatti alla guerrilla ecologista mostrano le loro fragilità (la sostenibilità è complessa, molto complessa); gente come Royal van der Veer (il Sig. Shell) ci dice che nel 2015 (praticamente domani) raggiungeremo il peak oil e politici come David Miliband (ministro degli esteri UK) dichiara che è arrivato il momento di pensare a un'economia post petrolifera. Potrei continuare elucubrando sulle molteplici implicazioni di ognuno di questi fatti (e di molti altri ancora), ma mi pare sufficiente.
Pensavo fosse un bel momento, ma così quasi quasi esageriamo.
Rivoluzionari state pronti, potremmo assistere ad accelerazioni impressionanti molto prima di quanto immaginavamo.
Intanto preparatevi a diventare transumani (poi vi spiego eh?).
venerdì 2 maggio 2008
La paura che uccide il futuro
Forse sembra incredibile, ma io ho paura.
SIAMO IN UNA SITUAZIONE PERICOLOSA
Credo che non occorra ricordare la profondità della crisi che stiamo vivendo e i pericoli potenziali che vi si annidano. Non parlo solo dell'Italia, ma di tutto il mondo. Sta finendo un epoca, un modo di governare i popoli, un modello di sviluppo, un sistema di equilibri e di ideologie e non sappiamo bene dove andare.
Abbiamo modificato l'ecosistema così profondamente da produrre cambiamenti climatici di cui ancora non conosciamo le conseguenze. L'inquinamento sta diventando una delle prime cause di morte nei paesi industrializzati (forse lo è già). Il modello di mercato che stiamo applicando non ha futuro, lo sanno tutti gli economisti e le persone di buon senso, semplicemente non bastano le risorse del pianeta.
Non possiamo più tenere la maggior parte degli esseri umani della terra in condizioni di tragica deprivazione, il "terzo mondo" ha cominciato a svilupparsi, ma in realtà sappiamo bene che non possiamo permettercelo se seguiranno i nostri modelli attuali.
Per non parlare della crisi economica mondiale che ha appena attraversato i cinque continenti e dalla quale non si sa ancora bene come uscire.
In questo bel quadretto generale l'Italia se ne stà piantata in venti metri di fango puzzolente. Un pantano generato dalla valanga di logiche scellerate che noi stessi abbiamo prodotto accettando politici incapaci e corrotti, un sistema di clientele devastante, una profondo impoverimento culturale e mille altre porcherie che, sembrava, facessero comodo.
Quindi io ho paura.
MA SONO OTTIMISTA E STANCO DELLE DENUNCE
Oggi chi vuole rendersi conto delle cose ha già tutti i mezzi per farlo. Credo che non siamo più nella fase in cui bisogna capire quali sono i problemi, siamo in quella in cui bisogna cominciare a risolverli.
Invece in tanti hanno capito che ora la denuncia fa audience, vende. Così continuano a pestare sul pedale della paura e dell'angoscia alimentando alcuni spaventosi circuiti viziosi. Chi si occupa di comunicazione sa bene che quando si invia un messaggio molto violento ci sono due principali tipi di reazioni: qualcuno incassa, molti schivano.
Nella situazione attuale, tutti quelli che incassano sono quelli già sensibilizzati al problema, quelli che hanno una capacità critica sufficiente a interiorizzare i problemi. Queste persone (voi che mi leggete ne fate parte) sono quelle che pian piano vengono schiacciate dal peso di tutta questa denuncia. Sono persone in cui crescono paura, angoscia e senso di impotenza.
Gli altri schivano, rimuovono (come dicono gli psicologi) e fanno semplicemente finta che il problema non esista.
Ma se hai paura del futuro tieni la testa bassa sul presente e perdi la capacità di costruirlo un futuro.
Io non ci sto. Io voglio immaginare il futuro, voglio pensare alle cose da cambiare e paradossalmente proprio la profondità di questa crisi - sembra incredibile ma è così - ci mette nelle condizioni di agire con inaspettata energia. Ci sono milioni di persone pronte a dire basta e a "fare bene".
Ecco perché vi racconto di tutto quello che c'è di buono. Perché in questo clima tendiamo a dimenticare tutte le cose meravigliose che già abbiamo e non riusciamo a vedere quante altre cose bellissime potrebbero essere fatte proprio a partire da questa dannata situazione.
Insomma, non scambiate mai il mio ottimismo per leggerezza.
Il mio ottimismo è un'arma.
giovedì 1 maggio 2008
Una fase nuova della "rivoluzione"
Sembra incredibile, ma a tre mesi di distanza dall'inizio di questa mia avventura, mi trovo nella condizione di suggerire il programma di mandato dell'amministrazione di un piccolo comune.
La mia operazione di infiltrazione nelle file del PD sta dando quindi buoni frutti. Insomma, piano piano (neanche tanto piano a pensarci bene) sto mettendo le mie due dita sul volante.
A dire la verità, non so nemmeno se posso ancora considerarmi un infiltrato, perché nella mia realtà locale il vecchio apparato ha cessato ogni resistenza significativa. Sta lasciando procedere le nuove idee e accettando i contributi di tutte le persone nuove che hanno deciso di "mettere le mani in pasta". Di questo passo, entro breve, potrei davvero sentirmi parte del PD (o almeno di questo circolo).
Comunque sia, l'occasione è importante.
Quello a cui miravo fin dall'inizio era riuscire a mettere in pratica e a sperimentare la logica dei circuiti virtuosi e ora potrei avere un'occasione per farlo attraverso lo strumento della politica (uno dei vari possibili, ma di certo uno dei più potenti).
Mi interessa diffondere modelli che già funzionano e sperimentarne di nuovi che poi possano essere diffusi da altri. Creare dei "casi" che possano essere riprodotti scatenando una sana epidemia di buon senso e buon governo.
Insomma, più o meno quello che avevo già scritto nel post "Passiamo all'azione" in febbraio. Certo in quei giorni immaginavo una situazione di lavoro da outsider e non di poter proporre queste cose all'interno di un programma di governo (sia pur comunale).
Beh, vediamo come va.
Buon primo maggio.
mercoledì 30 aprile 2008
La politica e i numeri salvacode
Sembra incredibile, ma con queste amministrative l'elettorato sembra aver fatto un altro passo avanti verso qualcosa di nuovo.
È possibile che stia finendo l'epoca della politica basata sulla logica dei numeri salvacode. Avete presente i bigliettini numerati che si prendono dal salumiere, al banco del supermercato e negli uffici postali? Ecco, i nostri partiti hanno funzionato fino ad oggi con la stessa meccanica. Si entra da piccoli, ci si mette in fila nella lunghissima scala gerarchica e si aspetta pazientemente che venga il proprio momento (che poi a volte nemmeno arriva).
Poco contavano fino ad ora le idee, il merito, l'impegno. Il vero segreto era la perseveranza. Chi aveva fretta poteva tentare di fare fuori qualcuno di quelli in coda prima di lui o fondare un suo partito ritrovandosi magicamente a fare il primo della fila. Il sistema sembrava perfino ben tollerato dagli elettori, pronti a votare diligentemente il leader di turno.
Con oggi, mi pare che tutto cambi. Il PD presenta Rutelli come sindaco di Roma, candidatura fiacca e stantia, contenuto innovativo zero, ma toccava a lui, aveva il numeretto, la fila va rispettata no? Così gli stessi elettori che hanno votato piuttosto compatti per il PD alle politiche, fanno una sonora pernacchia a questa proposta indecente, ma nel contempo mandano un uomo del PD, probabilmente percepito come più credibile, alla provincia.
Insomma, non stiamo parlando di popolo bue, questa gente pensa e agisce. Non vota più per schieramenti, fa dei ragionamenti (giusti o sbagliati che siano). Lo dimostra il fatto che in altri comuni, storicamente orientati a destra, vince il PD. Vince, a mio modestissimo parere, perché presenta candidati credibili e i cittadini li scelgono.
Probabilmente stiamo andando oltre alla logica della destra e della sinistra. Le persone cercano, con i gli strumenti di cui dispongono, di fare scelte sulla base di altri criteri. Abbandonano le posizioni ideologiche in cerca delle idee e delle soluzioni.
Mi pare una cosa buona.
Cerchiamo di produrre proposte sensate e comprensibili e i cittadini ci permetteranno di attuarle.
Per farlo servono partiti nuovi.
Bisogna rinunciare ai numeri salvacoda e passare alla meritocrazia.
Il PD prenda nota.
martedì 22 aprile 2008
Parliamo delle elezioni?
Sembra incredibile, ma queste elezioni a me sono piaciute.
L'Italia ha un gran bisogno di scossoni, così come avrebbe bisogno di leaders e di buon senso. In mancanza di questi ultimi, l'elettorato ha inconsapevolmente cominciato a far cambiare lo scenario. Forse esiste davvero la saggezza della folla.
Lo so che altri 5 anni di Berlusconi sembrano una specie di condanna. Lo so che molti speravano nella vittoria di una sinistra riformista e illuminata, solo che non c'era, Berlusconi sì.
Però ora una sinistra estrema irrimediabilmente autoreferenziale e avvitata su sé stessa, incapace di interpretare questo tempo con un minimo di buon senso è stata fatta fuori dai suoi elettori, talmente nauseati da rifugiarsi nell'astensionismo o addirittura tra le braccia della Lega.
È una cosa buona, perché forse si crea lo spazio per la nascita di qualcosa di nuovo. Forse si riesce a liberarsi dei macigni del passato consegnandoli definitivamente allo spazio che devono occupare: quello della storia. Forse era tempo di sbarazzarsi di quel cocktail di falci, martelli e poltrone che ha intontito i dirigenti della sinistra radicale fino a condurli all'autoeliminazione. Forse ora c'è posto per pensieri nuovi.
Il PD ha mostrato la sua debolezza di crisalide, deve riuscire a prendere una direzione precisa e creare un modo diverso di fare politica (difficile visto che la classe dirigente del partito è sempre quella). Speriamo in una rapida trasformazione prodotta dalle spinte della base e anche in questo caso il risultato elettorale non mi sembra male. Una sconfitta troppo grande avrebbe probabilmente portato a una reazione di irrigidimento dei vecchi apparati con una probabile interruzione dei processi di trasformazione che arrivano dai nuovi iscritti e da chi è stanco dei "vecchi sistemi". Il voto lascia il partito in una situazione interlocutoria e un po' fluida: ottimo. Sono le condizioni che ci servono per proseguire il tentativo di trasformazione.
Della destra che volete che vi dica. È stata votata per opportunismo, perché sa parlare alla gente senza puzza sotto il naso e per paura, tanta paura (l'ho fatta un po' semplice per brevità). Non credo sia stato un voto intelligente, ma penso sia stato un voto comprensibile. In ogni caso, meglio questa situazione di un pareggio e della conseguente ingovernabilità. Non credo che il Paese avrebbe retto il colpo. Siamo nel pieno di una delle peggiori crisi economiche mondiali di sempre e siamo il Paese più debole tra quelli "sviluppati", abbiamo bisogno di poter manovrare e senza governo non si manovra.
Il fatto è che a me, che forse sono un inguaribile ottimista, anche questa crisi economica pare una bella opportunità. Sta facilitando certi processi di cambiamento e di riflessione. Migliaia di persone cominciano a pensare seriamente alle alternative energetiche al petrolio e scoprono le fonti di energia rinnovabile. Pensano a come risparmiare e scoprono il mondo dell'economia solidale. È vero che tanti vanno in cerca di un nemico a cui dare la colpa (immigrati, globalizzazione, governo ladro, ecc.), ma tanti altri cominciano a usare la testa e il buon senso: e questo è un bene.
Insomma, continua a essere un buon momento. Dipende da noi, sfruttarlo. Io ora riesco a parlare alle persone di cose che fino a un anno fa non interessavano nessuno. Ieri parlavo con un conoscente dichiaratamente di destra che mi diceva: "Ho votato Berlusconi, ma mica perché mi fido è che dimmi tu che alternativa avevo?". Allora io gli ho parlato di cambiare il nostro modello di sviluppo, di riscoprire i vantaggi della meritocrazia, di smetterla di fare tutto per schieramenti ideologici, di riscoprire la capacità di guardare lontano e lui sottoscriveva parola per parola.
Lo ripeto.
Oggi, qui, subito, abbiamo tutto quello che serve per costruire un futuro bellissimo. Sono sempre di più le persone che sono pronte a prendere in seriamente in considerazione delle alternative credibili.
Ogni occasione va sfruttata e ogni crisi, ogni scossone è un'occasione per fare un passo avanti: approfittiamone.
mercoledì 16 aprile 2008
300: Operazione Imballaggi - Fase 2
Sembra incredibile, ma nonostante il trambusto elettorale l'Operazione Imballaggi prosegue il suo lavoro silenzioso.
Vi pubblico alcune delle risposte più interessanti arrivate ai vari partecipanti dalle catene contattate, tanto per farci un idea del tipo di reazioni che siamo suscitando.
Ecco cosa ha risposto Auchan a Mr. GöRéFe$T:
Buongiorno Sig. xxx,
La ringraziamo molto per la sua segnalazione e le comunichiamo che il buyer Self Discount, a cui abbiamo sottoposto la sua mail, ha deciso di accogliere la sua proposta. Ad oggi siamo presenti già con distributori di detersivi alla spina sugli iper di Torino, Venaria, Modugno, Nola e in breve tempo Porta di Roma, Giugliano, Piacenza.
Augurandoci di averla sempre fra i ns. affezionati clienti, la invitiamo a scriverci ogni qualvolta vorrà segnalarci qualcosa.
Cordiali saluti
Questa è Crai che risponde a Daria:
Gentile Sig.ra xxx,
lieti del Suo interessamento, in allegato Le invio l'elenco completo dei punti vendita dove ad oggi abbiamo installate le aree Eco Point e le aree Eco Goccia (detersivi alla spina).
Purtroppo ad oggi non abbiamo ancora aree Eco Point nella Provincia di Bologna, dove ci auguriamo a breve di poter procedere ad installazioni.
Potrà se lo desidera tenersi aggiornata sulle prossime installazioni collegandosi al sito www.craiweb.it nella sezione Etica & Ambiente / Eco Point.
RingraziandoLa comunque del Suo interessamento, cordialmente La saluto.
Coop Estense risponde a Silvia:
Gentile sig.ra Silvia,
la modalità di vendita dei detersivi da lei richiamata è in sperimentazione in alcune realtà distributive, sia private che
cooperative [ndr non da loro]. In particolare in Piemonte, dove l'iniziativa è sostenuta dalla Regione.
Stiamo seguendo attentamente l'esperienza e se gli esiti saranno positivi apriremo una riflessione sulla possibilità di implementare l'esperienza anche in Coop Estense.
Per altro in alcuni dei nostri punti di vendita potrà trovare il vono in vendita con lo spillatore. Purtroppo già alcune esperienze passate dimostrano che, sia per problemi di qualità, che per problemi di convenienza e di comodità questa modalità di vendita non sempre trova sufficiente gradimento tra i consumatori.
Per quanto riguarda i vassoi di polestirolo, come lei stessa potrà constatare abbiamo cercato di ridurre al minimo indispensabileil loro usa favorendo la vendita con bilance self service.
Nel ringraziarla per l'attenzione le porgiamo i nostri più cordiali saluti.
Non mancano ovviamente le risposte al limite della scortesia o quelle davvero poco convincenti. Leggete cosa Esselunga è riuscita a rispondere a Gianluca:
Egregio Signor xxx,
voglia innanzitutto scusarci per il ritardo con cui Le rispondiamo.
In merito alla Sua cortese segnalazione, La informiamo che, per il momento, non prevediamo di proporre il servizio da Lei richiesto, ritenendolo poco igienico e non in linea con il nostro stile distributivo.
La mancanza della confezione ingenera, infatti, un'ampia serie di problematiche:
- riduce notevolmente la vita dei prodotti che vanno quindi consumati in tempi brevi;
- non garantisce in modo efficace la qualità delle referenze commercializzate, impedendoci così di tutelare a pieno la nostra clientela;
- non permette al consumatore di ottenere, tramite l'etichetta, informazioni esaurienti sulla composizione e sulle modalità di utilizzo del prodotto stesso.
Le assicuriamo però che la nostra azienda è molto attenta alle tematiche ecologiche e relative allo sviluppo sostenibile. Proprio per questo abbiamo avviato da tempo diverse iniziative:
- produciamo e commercializziamo la linea a marchio "Per chi ama la natura", con certificazione Ecolabel. Si tratta di prodotti rispettosi dell'ambiente non solo per il basso impatto ambientale degli ingredienti formulistici, ma anche per il tipo di materiali utilizzati per il packaging, assolutamente riciclabili e quindi eco compatibili;
- abbiamo ridotto al minimo l'imballo dei prodotti a marchio Esselunga e non abbiamo confezioni voluminose;
- in tutti i nostri punti vendita è, inoltre, attivo il servizio di recupero e riciclo delle vaschette usate per la frutta e per la verdura.
Ci auguriamo che, alla luce di questi chiarimenti, Lei voglia di nuovo rivolgersi con fiducia ai nostri servizi e cogliamo l'occasione per porgerLe cordiali saluti.
Servizio Clienti Esselunga
Una risposta così lunga con un così attento tentativo di giustificare la propria posizione segnala un punto debole e fa di Esselunga un bersaglio interessantissimo.
Il succo di tutto questo è che, nonostante la nostra esiguità numerica stiamo facendo un ottimo lavoro. Quindi passiamo alla FASE 2.
Funziona così: tutti quelli che hanno scritto alle catene ora convincano una persona (magari anche due) a fare la stessa cosa. Persone nuove, mi raccomando, gente non ancora coinvolta. Stesse regole, stessa tecnica. Diamo una seconda bordata.
Facile, facile.
Vado a convincere qualcuno.
A presto.
venerdì 11 aprile 2008
Amenità
Sembra incredibile, ma il post "Chiamata all'azione", relativo all'operazione 300, è stato letto da 300 visitatori.
martedì 8 aprile 2008
Il dramma degli orticelli
Sembra incredibile, ma uno dei mali più devastanti del nostro Paese è costituito dalla cultura degli orticelli.
Non so quale aberrazione genetica abbia condotto il nostro popolo a questa situazione, sta di fatto che siamo fortemente inabili al lavoro di gruppo. Siamo profondamente malati di individualismo, anche quando questo ci danneggia in modo evidente. È una specie di compulsione non arginabile, siam fatti così e sembra esserci poco da fare.
Il dramma degli orticelli produce due effetti principali. Il primo è abbastanza interessante: siamo uno dei paesi più creativi del mondo. Il secondo è abbastanza devastante: siamo costantemente inguaiati.
Qualche esempio per capirci meglio.
Se l'amministrazione comunale del paese di Ciccinello (paese immaginario, almeno nelle mie intenzioni) sviluppa un ottimo sistema per ridurre gli incidenti stradali nel proprio territorio, quale dovrebbe essere la reazione naturale dei comuni limitrofi? Fare la stessa cosa. Copiare.
No. Il pensiero "orticellare" ha regole diverse. Vista l'esperienza positiva di Ciccinello, l'assessore al traffico del comune vicino penserà: "Hai visto cosa hanno fatto quelli là? Mannaggia. Noi INVECE cosa potremmo fare". In quell'INVECE si sintetizza il dramma di un popolo.
Moltiplicate il fenomeno e riproducetelo identico in tutti i campi dell'italico agire e vi farete un'idea del sistema demenziale con cui governiamo le nostre esistenze.
Ecco spiegato il popolo con più partite iva che paia di scarpe, la ridda di partiti politici, il nanismo imprenditoriale, le migliaia di associazioni identiche una all'altra e, più in generale, la mostruosa inefficienza di quasi tutte le nostre istituzioni.
Una volta, per lavoro, ho dovuto riunire tutte le principali associazioni dei consumatori italiane attorno a un tavolo (avete idea di quante ce ne siano in Italia?). Si discuteva di qualcosa di veramente grosso. Era il tipico momento in cui ognuno dovrebbe smettere di guardare il proprio orticello, alzare la testa dai suoi pomodorini e cercare di collaborare con gli altri. E invece no. Perché l'orticello ti rapisce l'anima e ti costringe in un tunnel totalmente autoreferenziale in cui la sola cosa che conta per l'orticello è l'orticello.
Gli orticelli ci rendono miopi, incapaci di guardare lontano, ci impediscono di progettare, di fare ricerca di produrre grandi risultati collettivi. Ci rendono creativi, questo è vero. Perché l'assessore al traffico di cui parlavo prima, pur di non copiare una buona idea, è costretto a trovarne una diversa, che molto spesso è peggiore, ma qualche volta può perfino essere migliore. Capite però quale immane spreco di risorse si produce? Che affanno si genera nel sistema?
Quanti potenziali circuiti virtuosi muoiono soffocati dalla logica degli orticelli?
Quanti milioni di circuiti viziosi si producono?
Sembra così facile da capire, ma quando si prova disarticolare lo schema degli orticelli si incontra una resistenza feroce, spesso invincibile. Fare lavorare assieme le persone è un compito davvero arduo, anche quando gli obiettivi sono gli stessi.
Chiunque programmi una rivoluzione dovrà fare i conti con gli orticelli. Molto più temibili dei "piccoli poteri" di cui vi ho già parlato, perché terribilmente più difficili da scardinare.
Contromisure?
L'unica cosa che ho visto funzionare sono i sogni. Costringete gli "ortolani" ad alzare la testa e a guardare più lontano di quanto abbiano mai guardato. Fateli sognare e forse il sogno sarà abbastanza potente da sgominare il potere ipnotico dell'orticello. Mirate in altro, fate proposte potenti, mettete in campo idee forti e semplici da capire.
E un'ultima cosa.
La più importante.
Scovate l'ortolano che è in voi e fatelo fuori.