venerdì 29 febbraio 2008

Il coraggio di essere buoni

Sembra incredibile, ma ci vuole un gran coraggio a essere buoni. C’è gente che vorrebbe comportarsi onestamente, ma si vergogna o non trova la forza.

Navigare sempre nel torbido è faticoso e, come ho già avuto modo di dire, nel nostro Paese non è nemmeno più così conveniente.

Secondo me un sacco di gente discutibile non ne può più di essere discutibile, aspetta solo una buona occasione per tornare onesta.

Se vi capita, dategliela.

giovedì 28 febbraio 2008

La (de)crescita felice

Sembra incredibile, ma il Movimento della Decrescita Felice (MDF) sta danneggiando la causa della sostenibilità.

Intendiamoci, io adoro Maurizio Pallante (principale ideologo in Italia del movimento) e moltissime delle ragioni alla base del Movimento le condivido in pieno. Ne sono stato un seguace per un periodo abbastanza lungo. Poi, un giorno, ho cominciato a capire qualcosa non era come avrebbe dovuto e alla fine ho focalizzato cosa.

È un problema di mercato (tanto per cambiare).

Il mercato ve lo potete immaginare come un enorme TIR stracarico che procede sull’autostrata. Provate a fermarlo. Mettetevici davanti a braccia tese e provate. Ecco questo è il problema della decrescita felice: se ti metti davanti al TIR questo ti schiaccia senza quasi accorgersi che esisti.

Non è che le istanze della decrescita non siano valide, non è che le ragioni per fermare il TIR non siano buone. È che per fermare una massa in movimento di quel tipo ci vogliono forze di cui un movimento del genere non dispone.

Io propongo un cambio di strategia. Non si può fermare un TIR a mani nude, ma bastano due dita sul volante per fargli cambiare direzione: mettiamo le dita sul volante.

Prima di tutto risolviamo un fondamentale problema di percezione e togliamo di mezzo il termine DECRESCITA che è terribilmente punitivo (lo so che è il principio ispiratore del movimento stesso, ma non vende).

Abbiamo già visto che le persone sono disponibili al cambiamento se riusciamo a convincerle che questo non comporta rischi, ma solo benefici. La nostra società è tutta imperniata sui concetto di crescita, ce lo inculcano in testa appena nasciamo, promettere DECRESCITA significa giocarsi subito una fetta consistentissima di popolazione.

Ho un amico che vive felice senza frigorifero, senza televisione, praticamente non usa più l’automobile, fa lo yogurt, il pane e mille atre cose a casa, con le sue mani. Bene. Realisticamente, quanti pensiamo che possano sposare oggi questo modello? Che speranza reale ha di coinvolgere un numero tale di persone da cominciare a influenzare il mercato. In quanto tempo?

È durissima, credetemi. Così le due dita sul volante non ce le mettiamo.
Fatta l’analisi del problema l’ufficio marketing della rivoluzione dolce propone un piano alternativo.

La CRESCITA FELICE.

E suona già tutto diverso.
Perdonatemi, ma in questa società la forma è il messaggio.

Come cambia la tua vita nel modello proposto dalla Crescita Felice? Sempre in meglio. Guidi un’automobile confortevole e super tecnologica che fa 2000 km con un pieno di idrogeno prodotto da un attento mix di sorgenti di energia rinnovabile e pulita: eolica, fotovoltaica, solare, biomasse, idroelettrica, geotermica.

La tua casa e la tua vita hanno un’impronta ambientale minima e si armonizzano con la natura. Guardi il tuo splendido televisore ultraflat da 105 pollici e puoi tenere la luce accesa anche tutta la notte, tanto è prodotta in modo totalmente ecologico e le tue lampade ai led organici sono quanto di più efficiente si possa concepire in fatto di produzione luminosa.

Consumi ortaggi a basso impatto ambientale prodotti in una rete olonica di aziende agricole disposte strategicamente in modo da abbattere costo e impatto dei trasporti delle derrate. D’altra parte anche i trasporti sono a bassissimo impatto ambientale, quindi ti puoi concedere il piacere di mangiare una banana o un ananas senza il minimo senso di colpa.

Tutto il packaging è minimalista e riciclabile, tanto che la raccolta dei rifiuti è differenziata al 98% e il tuo processore di materiali domestico riutilizza quasi tutto in loco (quindi i rifiuti non c’è nemmeno bisogno di trasportari e stoccarli).

Andrei avanti ore, ma mi fermo.
Capite che è tutta un’altra cosa?

E se poi voglio farmi il pane in casa (cosa che io adoro fare) è perché è un piacere per me e per la mia famiglia, non perché sta finendo il petrolio e la CO2 in atmosfera è in crescita.

È una questione di visione. I risultati sono gli stessi, gli obiettivi sono simili, ma le persone disposte a immaginarsi in questo scenario sono infinitamente di più e saranno più disponibili a fare cambiamenti per ottenere questo futuro. Facciamolo diventare di moda, facciamolo diventare cool, facciamo capire alle aziende (quelle che non l’hanno già capito da sole) che vogliamo vivere così, giochiamo la partita con le loro regole e avremo le mani sul volante del TIR.

Sogni? È già stato fatto.

Lo ha fatto un altro movimento, anche piuttosto disorganizzato.
Quello che ha creato il mercato del cibo biologico.

Nessuno voleva il biologico, ve lo assicuro. Nessuno.
E oggi (anche a sproposito a volte) ce lo ritroviamo ovunque.
Lo hanno fatto senza troppa consapevolezza, con un ditino debole e minuscolo sul volante che ha prodotto una deviazione lenta, inesorabile, inarrestabile.

Alla fine volevo solo dire che non ho voglia di farmi schiacciare dal TIR, sto cercando di salire e arrivare al volante.

martedì 26 febbraio 2008

L'importanza di fallire

Sembra incredibile, ma il fallimento svolge un ruolo molto importante nelle dinamiche evolutive e sociali.

Solo che la nostra società è impostata per condannare i falliti e osannare i vincenti, quindi è logico che nessuno abbia poi tanta voglia di fallire. E più si spinge sul pedale dell’individualismo e dell’importanza del singolo, più il fallimento diventa grave e devastante. Questo stato di cose però ci impedisce di cogliere molte opportunità, se riuscissimo a pensare in modo più “sociale” ci sarebbero vantaggi per tutti.

Voi forse pensate stia facendo ragionamenti da veterocomunista incallito, mentre alle stesse conclusioni sono arrivati i paladini del capitalismo d’attacco e i signori delle dinamiche di mercato. Le società che si occupano di “venture capital” basano la propria attività proprio sul principio della necessità dei fallimenti per sondare le opportunità.

Faccio un passo indietro per spiegarmi meglio.

Quando una colonia di api si insedia in un nuovo alveare ha l’assillante problema di capire dove si trovano le risorse di cibo. Per ottenere un risultato efficace in un tempo molto breve utilizza un metodo estremamente efficiente. Le api cercatrici vengono inviate a cercare cibo, tutte contemporaneamente e in tutte le direzioni.

Al ritorno, ogni cercatrice esegue una danza del cibo indicando la direzione e la quantità di risorse che ha trovato. Certamente molte avranno fallito la ricerca, altre avranno trovato “pascoli” poco  produttivi, ma alcune avranno individuato riserve sicure e abbondanti.

Questo risultato così rapido e consistente si può ottenere soltanto contemplando un alto numero di fallimenti. Nonostante questo non ci sono necessariamente dei perdenti, la comunità ha vinto nel suo insieme. Io immagino il capo delle api cercatrici che da pacche sulle spalle a tutte dicendo “Grande lavoro di squadra ragazze, ben fatto, tutte alle docce ora, l’alveare è fiero di voi”.

Le società di venture capital agiscono in un modo simile. Finanziano un certo numero di progetti innovativi e interessanti che hanno buone speranze di successo, sapendo però che molti falliranno alla prova dei fatti e che i soldi investiti saranno persi. Tra 100 progetti finanziati ce ne saranno però 5 o 6 (magari di più) che risulteranno produttivi generando un guadagno ben superiore a tutti i costi sostenuti.

Se allarghiamo il concetto a tanti altri campi dell’agire umano, ci accorgiamo che la sperimentazione è un vantaggio collettivo previsto dall’evoluzione. Se non sperimentiamo non evolviamo e non progrediamo. Ma la sperimentazione deve contemplare il fallimento, prevedere meccanismi che incentivino la riuscita, ma che non puniscano i fiaschi troppo duramente.

In Italia questo non si fa. Tutti hanno una dannata paura di sbagliare e quindi stanno a miglia di distanza da tutto ciò che è nuovo (e quindi rischioso). Non a caso in Italia il venture capital non esiste. In Italia le banche prestano soldi solo a chi li ha già. In Italia gli imprenditori non “fanno impresa”, comprano un pezzo di autostrada e diventano monopolisti. Nessuno fa ricerca, né pura né applicata, perché la ricerca deve contemplare il rischio e nessuno vuole correre rischi. Il risultato: un pantano di stagnazione economica e spirituale.

È tempo di ridare valore al fallimento e a chi fallisce sperimentando con onestà. E non pensate solo ai massimi sistemi, la stessa cosa vale nei piccoli ambienti, fra amici, nelle famiglie, nei piccoli circoli di partito. Dobbiamo ritarare lo strumento con cui misuriamo successi e insuccessi.

Si può fare (hups, non volevo), la politica può guidare il processo cominciando a comportarsi come le società di venture capital (ad esempio). Ne nascerebbe un meraviglioso circuito virtuoso (tanto per cambiare).

Se poi vi state chiedendo cosa penso del fatto che i politici italiani non rispondono mai dei lori fallimenti non vi preoccupate, un giorno ve lo spiego.

lunedì 25 febbraio 2008

La variabile "amore"

Sembra in credibile, ma ci sono persone validissime capaci di legarsi le mani da sole.

Una volta stavo lavorando con un personaggio di fama mondiale, una donna, una di quelle che nel proprio settore sono punti di riferimento per tutti gli altri. Se il settore fosse stata la lirica lei avrebbe potuto essere Pavarotti, tanto per capirci. Per comodità di racconto la chiamerò Ada.

Ada era affiancata da un’assistente di tutt’altro livello, molto più giovane e inesperta (diciamo un incapace) alla quale però venivano delegate decisioni vitali per la riuscita del progetto. La chiameremo Cristina è va notato che era sposata con il figlio di Ada.

Le decisioni sciocche di Cristina minavano gravemente tutto quello che si stavamo facendo. Quindi da un lato c’era Ada, persona dal talento straordinario e universalmente riconosciuto, dotata di un’intelligenza sofisticata e una sensibilità non comune. Un potenziale pazzesco ridotto a brandelli da Cristina, la scema di turno, capace di trasformare ogni magia in poltiglia.

Abbiamo passato un paio di mesi a chiederci il perché di tutto questo. Perché un genio si affida a uno sciocco e si fa massacrare in questo modo, rischia una reputazione costruita in una vita dando fiducia a un simile personaggio.

Vi sembra sufficiente il fatto che Cristina fosse la moglie del figlio? Voglio dire, a tutto c’è un limite, anche al nepotismo quando questo si trasforma in una trappola mortale.

Abbiamo ipotizzato le ragioni più varie senza trovare in realtà spiegazioni plausibili. Alla fine ci siamo rassegnati, abbiamo smesso di lottare per difendere la qualità del progetto e ci siamo limitati a ridurre i danni il più possibile.

Questa cosa però ha continuato a ronzarmi per la testa, le persone a volte fanno cose davvero stupide, dannose per sé e per gli altri, al limite del masochismo puro. Questo fa male al mondo, non solo a loro.

Un giorno ero in viaggio con un amico psicologo e gli ho raccontato tutta la storia e lui sorridendo ha detto: “tu non immagini di cosa è capace un essere umano per un po’ di amore”.

Allora ho capito che era proprio così. Ada aveva un bisogno disperato dell’amore di quel figlio, cercava di ottenerlo in qualsiasi modo anche a costo di mettere a repentaglio denaro, fama, reputazione, una vita di lavoro durissimo. Tutto qui, semplicissimo, umanissimo.

Da quel momento ho cominciato a considerare la variabile “amore” come elemento imprescindibile di ogni attività professionale e più in generale di ogni azione umana.

Tutti sappiamo che si può fare carriera o corrompere con il sesso, tutti sappiamo che per amore si fanno follie, ma a volte sottovalutiamo il ruolo delle altre forme dell’amore nelle vicende che dall’amore sembrano lontane.

L’amore ha molto a che fare con la difficoltà a cambiare perché le sue dinamiche influenzano profondamente ogni decisione umana.

Quando cercate di cambiare le cose e trovate blocchi particolarmente duri da rimuovere pensate alla corruzione, pensate ai “piccoli poteri” e pensate anche al potere dell’amore e alle sue innumerevoli manifestazioni.

Domani vi parlerò di quanto sia importante fallire.

Il commento di Matteo

Rilancio il commento di Matteo a questo post che potreste non aver letto e invece è un segnale importate:

Se si permette alla gente di partecipare, se le si fa capire che quello che dice o fa viene ascoltato, allora la gente partecipa con entusiasmo.
Le persone vogliono la possibilità di fare qualcosa, se non le interpelli e poi chiedi loro il voto, si comprende il loro menefreghismo.
La penso esattamente come molti di voi: se non proviamo poi non ci possiamo nemmeno lamentare.
Per questo io ho provato: sono nuovo di politica, ma sono stato eletto segretario di circolo del PD del mio piccolissimo comune e di quello vicino; anche i componenti del direttivo sono tutti nuovi.
Dobbiamo cogliere al volo queste opportunità di cambiamento, perchè non si presentano tutti i giorni!
Dobbiamo mettere in campo le nostre idee per gli altri che lavorano come noi e non pensare di averne il copyright! Ma penso che ciò sia già il motivo trainante di questo blog.
Se nelle alte sfere hanno voluto che questo accadesse, forse hanno capito che il sistema doveva essere aggiornato perchè c'erano troppi bugs...
Penso sia impossibile (o almeno alquanto difficile e dispendioso) cambiare il sistema, ma aggiornarlo e renderlo al passo con la modernità e con la società è molto più attuabile e, penso, potrà dare risultati migliori.
un saluto a tutti
Matteo

domenica 24 febbraio 2008

Tutto sta cambiando

Sembra incredibile, ma le cose stanno cambiando davvero.

Come vi ho detto, ho cominciato la mia azione nel mondo reale e i primi eventi sembrano confortanti. Quanto meno confermano la straordinaria particolarità di questo preciso momento della vita politica italiana. Non c’è dubbio che siamo in piena crisi del sistema paese, una crisi nera e profonda, un tunnel che sembra non avere sbocchi. Allo stesso tempo, come fa notare Al Gore

L’ideogramma cinese per la parola “crisi” è formato da due caratteri: il primo è il simbolo del pericolo, il secondo quello dell’opportunità.

Al Gore - La terra in bilico

Vi assicuro che in questa crisi italiana, c’è una gigantesca componente di opportunità che va carpita a tutti i costi e che è la chiave per cambiare tanto, se non tutto.

Vi racconto quello che succede nella sezione del PD del mio piccolo comune (poco più di 5000 abitanti). Al momento di formare la nuova segreteria si presentano persone nuove, mai viste, tutta gente che non ne può più, che non si fida più, che non vuole più delegare.

Al momento di formalizzare le cariche della nuova segreteria, la vecchia guardia reagisce duramente e cerca di piazzare le proprie pedine. L’assemblea dice semplicemente “No grazie” producendo un muro compatto, senza la più piccola crepa.

Visto questo, io mi decido e penso: “Ok, posso davvero cominciare da qui”. Mando un’email al nuovo segretario e gli chiedo un appuntamento. La sera dopo ci vediamo e gli dico: “Ciao, io sono l’ideologo della rivoluzione dolce, vorrei fare un laboratorio di politica nuova basata su sostenibilità, meritocrazia e etica, mi volete?”. Lui, invece di mandarmi a quel paese dice “Sì” e mi racconta tutto quello che gli passa per la mente.

In pochi giorni si passa alla prima azione politica con influenza diretta sulla realtà. Dobbiamo costruire la nuova scuola elementare, c’è un progetto misterioso nascosto nei cassetti dell’amministrazione comunale, non ci piace la mancanza di trasparenza, si sospetta che il nuovo edificio non sia progettato secondo criteri di sostenibilità ambientale.

Il PD chiede e ottiene un incontro informale con l’amministrazione per parlare del progetto e vedere i disegni. La cosa si fa subito.

Perché?

Si fa subito perché in questo momento gli amministratori si sentono deboli, sentono il vento del cambiamento. Forse si fa subito perché gli stessi amministratori hanno voglia di condividere le responsabilità e intuiscono lo spirito costruttivo con cui la richiesta viene fatta. Forse si fa subito perché la politica del sotterfugio e dei cassetti chiusi è faticosa, stanca gli amministratori, produce frustrazioni, lascia l’anima insoddisfatta.

Così venerdì scorso si discute dei progetti sulla scuola, alcuni elementi critici saltano all’occhio, ma ora tutto sembra possibile perché il dialogo è aperto e tutte le carte sono scoperte.

Sembra incredibile!

Vi saprò dire come andrà a finire, ma già questo dimostra che le opportunità, ora, qui, si possono creare. Adesso scateniamo gli opportuni circuiti virtuosi e vediamo se funziona.

È un bel momento, se non lo sfruttiamo sarà solo colpa nostra.
Muovetevi!

sabato 23 febbraio 2008

Dei "piccoli poteri"

Sembra incredibile, ma il denaro non è la più temibile arma di corruzione. Forse voi ci eravate già arrivati, ma io ci ho messo un po’ di tempo a capirlo.

Una persona che si comporta in modo scorretto o dannoso o si oppone a scelte palesemente positive o resiste anche al più auspicabile dei cambiamenti non sempre lo fa per proteggere un interesse economico o un vantaggio materiale.

Spesso la vera ragione va ricercata nella conservazione di quello che io chiamo un “piccolo potere”. Ho incontrato questa situazione migliaia di volte, le persone difendono in modo feroce anche briciole di potere minuscole.

Faccio solo un esempio. Ho lavorato con un’azienda dove non si poteva fornire un indirizzo email ai dipendenti (cosa invece indispensabile all’attività di marketing in corso) perché l’impiegato responsabile dei computer non sapeva configurare gli account di posta elettronica, non voleva ammetterlo e aveva paura che gli avrebbero tolto l’incarico affidandolo a un altro.

Lui accendeva i computer la mattina e li spegneva la sera, lui aveva la password di amministratore dei PC (con la quale, per altro, non sarebbe stato in grado di fare nulla). Lui l’aveva e gli altri no. Lui ordinava il toner delle stampanti e parlava con il tecnico che aveva installato, non so quanti anni prima, il decrepito programma di contabilità dell’azienda. Questo ruolo non aveva effetto sulla sua busta paga, ma solo sul suo ego.

Così l’intera impresa era ostaggio di una figura sostanzialmente insignificante, disperatamente aggrappata al suo “piccolo potere” personale. Forse l’unico spazio in cui il suo Io poteva concedersi il lusso di sentirsi Re.

Sto parlando di un’azienda con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro, non un colosso, ma nemmeno una botteguccia artigiana.

Se operate in un contesto politico, amministrativo, sociale, se le cose non vanno e vi vengono dei sospetti, prima di elaborare dietrologie di alto profilo, scoprite dove sono annidati i “piccoli poteri”. Sono straordinari centri di stoica resistenza a ogni cambiamento, fenomenali strumenti di corruzione, spesso più efficaci dei soldi.

Ci sono persone dalla dall’esistenza così grigia, che per comprarle basta una caramella. Arrivo a dire che ci sono persone che non riuscireste a comprare con i soldi, ma che potete comprare elargendo un “piccolo potere”.

Contromisure?

A volte basta offrire due caramelle per rimuovere il blocco. Il difficile, nell’azienda di cui vi ho parlato, era capire dove stesse veramente il problema. Era costantemente dissimulato sotto altre forme: non c’è tempo, il tecnico non viene, non arrivano gli aggiornamenti del software, ci sono problemi di sicurezza informatica, ecc.

Una volta intuita la verità, è bastato fornire alla persona in oggetto le rassicurazioni necessarie, fargli capire che lui sarebbe stato opportunamente istruito e non sostituito (quindi il suo potere sarebbe in realtà aumentato). In due ore è diventato il più grande paladino della causa.

Potreste pensare che si tratti di un caso limite.
Non lo è. Cominciate a guardavi attorno.

venerdì 22 febbraio 2008

Le corporation ci salveranno

Sembra incredibile, ma la politica è così indietro che forse saranno le multinazionali a salvare il mondo. È una riflessione paradossale, ma sta succedendo proprio questo. In un certo senso sono felice, perché è meno probabile che finiremo con l'estinzione della specie: alle corporation servono clienti, vivi e in buona salute.

Tempo fa mi è capitato di fare un po' di ricerche sulle energie rinnovabili e ho scoperto che gli studi più avanzati in questo settore non li fanno i governi, le università o le nuove imprese del nascente green business, le fanno le compagnie petrolifere. La Shell, ad esempio, ha programmi avanzatissimi.

Visto che la politica è in ritardo gravissimo, perché intenta a osservarsi l'ombelico e a contare i voti mentre il mondo cambia a velocità vertiginosa, le grandi imprese cominciano a fare autonomamente scelte di sostenibilità. Non che siano necessariamente diventate buone, semplicemente sanno fare i conti e sanno fare programmazione a medio e lungo termine. Sanno quindi che l'attuale modello di sviluppo non regge, bisogna cambiare marcia.

Era un po' che pensavo a tutto questo e l'altro giorno ho ritrovato la stessa tesi in un un articolo dell'Observer: anche i media si sono accorti del fenomeno. È un bel momento, ve lo avevo detto. A tutti i livelli cresce la consapevolezza delle cose.

Ora basta che la politica si svegli e capisca che la sostenibilità è una meravigliosa opportunità per il pianeta (e quindi anche per l'Italia). Non c'è nemmeno più la scusa dei potentati occulti che impediscono il cambiamento.

giovedì 21 febbraio 2008

Passiamo all'azione

Sembra incredibile, ma da questo momento passo dalla teoria alla pratica. Continuerò a raccogliere qui tutte le idee utili alla “rivoluzione”, ma nel contempo comincerò a metterle in pratica nella realtà per provare che funzionano.

Ovviamente non è detto che ci riesca, ma dove posso fallire io potrebbero riuscire altri, quindi riporterò qui le tracce dei progetti e di come metterli in pratica e segnalerò le problematiche e gli errori che si verificano.

QUESTO È IL PIANO
Vorrei creare un laboratorio open source di politica innovativa che sviluppi progetti fondati sulla logica del circuito virtuoso. Spero di poterlo realizzare nel comune in cui abito (ma con finalità e obiettivi non necessariamente locali), se non sarà possibile cercherò un altro contesto.
Il laboratorio funzionerà come incubatore di idee e come hub di risorse provenienti da qualsiasi sorgente.

QUESTE LE REGOLE
Contano i problemi e le idee per risolverli
.
Non contano gli schieramenti o la provenienza delle idee
.
Quello che si progetta, si mette in pratica e si testa sul campo.
Il laboratorio è aperto a tutti, non ha confini politici o ideologici.
La trasparenza è totale.
Idee e risultati vengono resi pubblici con licenza Creative Commons.

Ogni progetto dovrà essere sviluppato secondo criteri di sostenibilità (impatto ambientale e sociale), meritocrazia (per scegliere chi lo dirige, chi lo attua, fornitori, consulenti ecc.) ed etica (trasparenza, legalità, utilità pubblica, ecc.).

QUESTI GLI STRUMENTI
Tecniche del pensiero laterale.
Partecipazione, comunicazione diffusa e crowdsourcing.
Ricerca e scouting.
Dinamiche open source.
Sperimentazione dell'intelligenza collettiva.
Costante valutazione dell’efficacia e dei risultati raggiunti.
Glocal vision.
Sfruttamento delle dinamiche di mercato.

Individuazione, sviluppo e sostegno dei circuiti virtuosi.

Un po’ per volta vi spiegherò tutto e parallelamente vi darò notizia dei progressi (o delle frustrazioni) che ne derivano. Tutti i contributi costruttivi sono ovviamente graditi.

martedì 19 febbraio 2008

Come Raissa

Alessio mi manda questa bella citazione dalle Città Invisibili di Italo Calvino:

Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicchè in ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d'esistere
È così appropriata che per oggi non aggiungo altro.